Perché il dolore può aumentare nei primi giorni, e quando arrivano davvero i benefici
È una delle domande più frequenti. La risposta è: probabilmente no.
Molte persone si aspettano un miglioramento immediato dopo un’infiltrazione di PRP, Plasma Ricco di Piastrine.
In realtà, il PRP non agisce come un antidolorifico. Il suo obiettivo è stimolare i naturali processi di riparazione dell’organismo, e questo richiede tempo.
Cos’è il PRP?
Il PRP è un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue dello stesso paziente.
Come viene preparato?
La procedura è relativamente semplice.
Quanto dura la procedura?
Nella maggior parte dei casi, questo è il tempo necessario per l’intero trattamento.
La procedura viene eseguita in regime ambulatoriale. Terminata l’infiltrazione, il paziente può generalmente tornare a casa subito dopo.
Cosa succede nei giorni successivi?
Molti pazienti rimangono sorpresi perché il dolore può aumentare temporaneamente. È una reazione prevista.
Perché può fare più male all’inizio?
Le piastrine rilasciano fattori di crescita che attivano deliberatamente una risposta infiammatoria locale.
Non si tratta necessariamente di un effetto collaterale indesiderato, ma del meccanismo attraverso cui il trattamento cerca di attivare il processo biologico di riparazione.
Questi sintomi durano in genere pochi giorni.
Quando iniziano i benefici del PRP?
Qui nasce uno degli equivoci più comuni: il PRP non funziona in 24 ore.
Primi giorni
Prevale la fase infiammatoria. Dolore, rigidità e sensibilità possono temporaneamente aumentare.
Dopo 3–6 settimane
Possono iniziare a comparire i primi miglioramenti.
Mesi successivi
Quando il trattamento è efficace, i benefici possono continuare ad aumentare progressivamente.
I tempi cambiano in base al tessuto trattato e alla patologia. Le tendinopatie, ad esempio, spesso richiedono più tempo rispetto ad alcune patologie articolari.
Perché non bisogna giudicare il PRP troppo presto
Questo andamento lento e progressivo è stato osservato nella letteratura sull’epicondilite, il cosiddetto «gomito del tennista».
In uno studio randomizzato controllato, il gruppo trattato con cortisone otteneva un miglioramento iniziale più rapido, che poi si riduceva nel tempo.
Il gruppo trattato con PRP, invece, migliorava più lentamente ma in modo progressivo, superando il gruppo cortisonico dopo diversi mesi e mantenendo il beneficio a due anni.
Un altro trial multicentrico su 230 pazienti non ha rilevato differenze significative a 12 settimane, ma le ha osservate a 24 settimane.
Valutare il PRP troppo presto può quindi portare a conclusioni sbagliate.
Per quali problemi può essere utile?
Le evidenze scientifiche sono più favorevoli in alcune condizioni rispetto ad altre.
In pazienti selezionati, il PRP può essere preso in considerazione per alcune condizioni.
Attenzione alle false aspettative.
Il PRP non è una soluzione dimostrata per tutte le patologie ortopediche e non «ricostruisce» automaticamente cartilagine, menisco o cuffia dei rotatori.
Dopo il PRP posso allenarmi subito?
Di solito no
Il medico può consigliare:
- attività leggere nei primi giorni;
- ripresa graduale dell’esercizio;
- ritorno allo sport solo secondo il programma stabilito.
Seguire le indicazioni è importante quanto l’infiltrazione stessa.
L’errore più comune
«Dopo due giorni ho ancora dolore: il PRP non ha funzionato»
È troppo presto per arrivare a questa conclusione.
Nelle prime settimane il trattamento sta attivando la risposta biologica desiderata.
Serve pazienza.
Il punto, in sintesi
- Il PRP non è un antidolorifico: nei primi giorni il dolore può aumentare e questo può far parte della risposta prevista.
- I primi benefici reali possono comparire generalmente dopo 3–6 settimane e continuare a crescere nei mesi successivi.
- Valutare l’efficacia del trattamento dopo pochi giorni o poche settimane può portare a conclusioni premature.
- Il successo dipende da una diagnosi accurata, dalla scelta appropriata del trattamento e da un percorso riabilitativo personalizzato, non dalla sola infiltrazione.
Il PRP non è una terapia miracolosa.
È uno strumento che, nei pazienti giusti
e per le indicazioni corrette,
può contribuire a ridurre il dolore
e migliorare la funzione —
con i tempi giusti.
Bibliografia
- Hudgens JL, Sugg KB, Grekin JA, Gumucio JP, Bedi A, Mendias CL. Platelet-Rich Plasma Activates Proinflammatory Signaling Pathways and Induces Oxidative Stress in Tendon Fibroblasts. Am J Sports Med. 2016;44(8):1931-1940.
- Gosens T, Peerbooms JC, van Laar W, den Oudsten BL. Ongoing positive effect of platelet-rich plasma versus corticosteroid injection in lateral epicondylitis: a double-blind randomized controlled trial with 2-year follow-up. Am J Sports Med. 2011;39(6):1200-1208.
- Mishra AK, Skrepnik NV, Edwards SG, et al. Efficacy of platelet-rich plasma for chronic tennis elbow: a double-blind, prospective, multicenter, randomized controlled trial of 230 patients. Am J Sports Med. 2014;42(2):463-471.
- Bennell KL, Paterson KL, Metcalf BR, et al. Effect of Intra-articular Platelet-Rich Plasma vs Placebo Injection on Pain and Medial Tibial Cartilage Volume in Patients With Knee Osteoarthritis: The RESTORE Randomized Clinical Trial. JAMA. 2021;326(20):2021-2030.
